Questa pagina è dedicata alla pubblicazione mensile di brevi testi, in italiano e in inglese, che riassumono il contenuto di articoli pubblicati dai soci SIEP su Riviste scientifiche italiane e internazionali. L'obiettivo è divulgare temi di economia pubblica che si considerano rilevanti per il policy maker italiano. La pagina è a cura di un Comitato di redazione nominato all'interno del Consiglio direttivo con la collaborazione scientifica della dottoressa Monica Bozzano.

Comitato di redazione 2024-27: Nadia Fiorino, Massimiliano Piacenza, Antonio Scialà

Comitati di Redazione precedenti:
2020-21: Paola Profeta, Leonzio Rizzo e Gilberto Turati.
2021-24: Massimiliano Piacenza, Gilberto Turati e Annalisa Vinella.

The impact of a public voucher for the arts

Baldin A., Marenzi A., Zantomio F., 2025 – Journal of Economic Behavior & Organization

Il sostegno pubblico ai consumi culturali pone una questione classica di economia pubblica. La partecipazione culturale è fortemente differenziata per reddito e background familiare e, al tempo stesso, può generare benefici che non si esauriscono nella scelta individuale. Se la fruizione di libri, cinema, spettacoli dal vivo e musei contribuisce alla formazione del capitale culturale, allarga le opportunità di partecipazione e alimenta abitudini persistenti, ridurre le barriere di accesso può costituire un obiettivo di politica pubblica. L’efficacia di un voucher, tuttavia, non è scontata: per chi avrebbe comunque acquistato il bene, la spesa pubblica sostituisce quella privata, generando crowding-out. La domanda rilevante non è quindi soltanto se sostenere la domanda culturale, ma se, per quali gruppi e in quale misura un sussidio generi una spesa culturale addizionale.

L’esperienza italiana di 18app offre un caso particolarmente informativo. Nell’articolo The impact of a public voucher for the arts, pubblicato sul Journal of Economic Behavior and Organization, Andrea Baldin, Anna Marenzi e Francesca Zantomio forniscono la prima valutazione causale degli effetti di un voucher culturale sui consumi dei giovani. Il contributo è rilevante anche oltre il caso italiano: 18app ha infatti ispirato interventi analoghi in Francia, Spagna e Germania, mentre il disegno dei bonus culturali continua a essere oggetto di revisione.

L’analisi utilizza le indagini Istat Aspetti della vita quotidiana per il periodo 2013-2019 e sfrutta la variazione dell’eleggibilità per età prima e dopo l’introduzione del bonus. I giovani di 18-20 anni, eleggibili, sono confrontati con quelli di 21-23 anni, mai eleggibili. L’inclusione dei diciannovenni e dei ventenni riflette il fatto che il beneficio, assegnato al compimento dei diciotto anni, poteva essere utilizzato per oltre un anno, mentre l’indagine rileva l’età al momento dell’intervista e i consumi nei dodici mesi precedenti.

La strategia di identificazione combina un disegno Difference-in-Differences con una riponderazione del campione mediante Entropy Balancing. Prima della stima, i due gruppi sono quindi resi comparabili rispetto a condizione di studio e lavoro, convivenza con i genitori, istruzione e condizioni economiche della famiglia e dimensione del comune di residenza. Poiché l’indagine non osserva l’utilizzo effettivo del bonus, le stime identificano un intention-to-treat effect. 

I risultati indicano un aumento della partecipazione culturale sul margine estensivo. La probabilità di andare al cinema almeno una volta l’anno cresce del 5,6%; quella di assistere a concerti di musica non classica del 4,1%; quella di leggere almeno un libro del 4,2%; quella di acquistare online libri ed e-book del 7,1%. Sul margine intensivo, l’effetto medio è statisticamente significativo soltanto per il cinema, con 0,56 visioni in più all’anno. 

Il risultato più netto riguarda l’eterogeneità per background familiare. Lo status socioeconomico è misurato dal più elevato titolo di studio presente in famiglia, indicatore che la letteratura riconosce come un forte predittore della partecipazione culturale. Gli effetti si concentrano tra i giovani che vivono in famiglie in cui nessuno è laureato. Per questo gruppo aumentano sia l’ingresso nel consumo di cinema, concerti non classici e libri, sia la frequenza: le visioni al cinema crescono del 20%, i concerti non classici del 23%, quelli classici del 45% e le visite ai musei del 16%. Tra i figli di laureati, invece, gli effetti sono quasi ovunque nulli. Il profilo dei risultati è quindi coerente con un ruolo più rilevante dei vincoli economici e di accesso per i giovani con minore capitale culturale familiare.

Il lavoro stima anche quanta parte della spesa finanziata dal voucher sia realmente addizionale e quanta sostituisca acquisti che sarebbero comunque avvenuti. Combinando dati ministeriali sull’impiego del bonus, prezzi medi e gli effetti stimati, per ogni euro speso attraverso il voucher, la spesa addizionale è di 13 centesimi per il cinema e 19 centesimi per i concerti non classici; tra i giovani provenienti da famiglie senza laureati, raggiunge 28 centesimi per i concerti classici. Lo spiazzamento della spesa privata è quindi consistente, ma non completo, e risulta più contenuto laddove il consumo iniziale è più basso.

Due evidenze aggiuntive suggeriscono che il beneficio non si esaurisce nell’acquisto immediato del destinatario. Tra i genitori dei diciottenni eleggibili aumenta del 21% l’acquisto online di libri ed e-book, coerentemente con la presenza di uno spillover all’interno della famiglia. Inoltre, i giovani che hanno esaurito il bonus continuano ad andare al cinema più spesso dei coetanei mai eleggibili, con un differenziale del 28%. Quest’ultimo risultato è coerente con l’ipotesi di formazione del gusto e di persistenza delle abitudini di consumo.

Le evidenze sono particolarmente utili alla luce degli interventi di modifica del voucher. Introdotta nel 2016, 18app assegnava 500 euro a tutti i residenti che compivano diciotto anni: era quindi un trasferimento universale, non condizionato né al reddito né al rendimento scolastico. La riforma, approvata con la legge di bilancio 2023, l’ha sostituita con due carte da 500 euro, cumulabili ma selettive. La Carta della Cultura Giovani è riservata ai giovani appartenenti a nuclei familiari con ISEE non superiore a 35 mila euro; la Carta del Merito spetta a chi consegue, entro l’anno in cui compie diciannove anni, un diploma di scuola secondaria superiore con almeno 100 centesimi. Il passaggio segna un cambiamento netto di impostazione: dall’universalismo per età a criteri di accesso basati sulle condizioni economiche e sul rendimento scolastico. Dal 2027, entrambe le carte saranno sostituite dalla Carta Valore, rivolta a chi consegue il diploma entro l’anno in cui compie diciannove anni. La nuova misura elimina la soglia ISEE e il requisito di voto, ma non ripristina l’universalismo di 18app: l’accesso resta condizionato al conseguimento tempestivo del diploma.

Questi risultati offrono elementi utili per disegnare i nuovi bonus culturali. Un voucher universale ha attivato soprattutto i giovani più lontani dal consumo culturale: criteri basati sul merito o sulla regolarità del percorso scolastico rischiano di escludere proprio loro, perché voti e carriere meno lineari sono più frequenti nelle famiglie meno istruite. Una soglia ISEE limita la spesa destinata a chi avrebbe consumato comunque, ma può comportare mancato utilizzo ed esclusione dei redditi medio-bassi appena sopra la soglia. Va inoltre considerato che il consumo culturale dei giovani è in larga parte condiviso: restringere la platea può indebolire gli effetti imitativi tra coetanei e in famiglia che, come suggeriscono gli spillover osservati, contribuiscono all’efficacia della misura.

Global public good provision in emergency states: A model of (asymmetric) yardstick competition between rent-seeking governments
Di Liddo G., Vinella A. (2024) – Socio-Economic Planning Sciences

Le crisi globali pongono i governi di fronte a un dilemma di politica pubblica. Quando la risposta richiede un bene innovativo, ciascun paese può contribuire al suo sviluppo, sostenendone costi e rischi, oppure attendere e acquistare la soluzione sviluppata altrove. Il Covid-19 ha mostrato il problema: alcuni governi hanno finanziato ricerca, adattamento tecnologico e capacità produttiva; altri si sono affidati a vaccini prodotti all’estero.

Nell’articolo “Global public good provision in emergency states: A model of (asymmetric) yardstick competition between rent-seeking governments”, recentemente pubblicato su Socio-Economic Planning Sciences, Giuseppe Di Liddo e Annalisa Vinella studiano questo dilemma in una prospettiva di political economy. Gli autori considerano due paesi identici, governati da politici interessati all’estrazione di rendite, che scelgono la spesa pubblica per aumentare la probabilità di rielezione e massimizzare la rendita ottenibile in due periodi. Ciascuno può finanziare l’adattamento di una tecnologia e la capacità produttiva, oppure non investire e procurarsi il bene sul mercato internazionale. Investire comporta una rinuncia immediata di rendita e il rischio di fallimento. In caso di successo, il governo acquista il bene a un costo inferiore e, se l’altro non ha investito, può appropriarsi di parte dei ricavi da esportazione, sfruttando il potere di autorizzare o vietare le vendite all’estero.

La competizione politica assume la forma della concorrenza comparativa (yardstick competition), studiata soprattutto per governi locali e meno per quelli nazionali. Nell’articolo diventa plausibile durante un’emergenza internazionale, quando l’attenzione dei media rende salienti le differenze tra paesi. Gli elettori non osservano costi, rischi e rendite, ma confrontano i servizi forniti prima delle elezioni: la spesa corrente è quindi un investimento politico, che riduce la rendita presente ma accresce la probabilità di un secondo mandato.

Quando i governi adottano la stessa strategia, affrontano gli stessi costi, rischi e ricavi: l’equilibrio è simmetrico e la concorrenza comparativa opera senza distorsioni. Se le strategie differiscono, chi investe sostiene il costo iniziale e il rischio tecnologico, ma può ottenere risparmi e rendite da esportazione; chi non investe conserva la rendita corrente e può acquistare poi la soluzione estera. Gli elettori confrontano però soltanto i servizi visibili: le probabilità di rielezione non riflettono più le rendite attese, e la concorrenza comparativa risulta distorta, generando una disparità endogena.

I risultati mostrano che, se l’investimento è poco oneroso, entrambi i governi investono; se è molto costoso, nessuno lo fa. Per valori intermedi, quando la probabilità di successo e il beneficio dell’innovazione sono abbastanza elevati, può emergere un equilibrio asimmetrico: un governo rinuncia alla rendita presente puntando sul minore costo di approvvigionamento e sulla quota dei ricavi da esportazione futuri; l’altro evita il costo iniziale, massimizza la rendita di cui può appropriarsi prima delle elezioni e confida che il bene sarà comunque disponibile grazie all’investimento altrui.

Un risultato controintuitivo è che migliori prospettive tecnologiche non inducono necessariamente entrambi a investire: se è molto probabile che l’altro paese sviluppi il bene, non contribuire può risultare più conveniente. La diversificazione delle strategie è più probabile quando i governanti danno maggiore peso al futuro; ciò non dipende da una minore pazienza del governo che non investe (i due hanno lo stesso fattore di sconto), ma dal fatto che, una volta che l’altro ha deciso di investire, duplicare l’investimento offre pochi guadagni aggiuntivi e rende relativamente più attraente la rendita presente. Le due strategie rappresentano forme complementari di estrazione delle rendite.

L’impianto teorico, concepito durante la pandemia, non è limitato alle crisi sanitarie: la resilienza digitale ne mostra la portata generale. La strategia estone 2024-2030 punta a rafforzare preventivamente la resilienza digitale, il monitoraggio e le competenze nazionali. Dopo gli attacchi del 2022, l’Albania ha ospitato per tre mesi il gruppo statunitense Hunt Forward per individuare minacce e vulnerabilità: il caso non prova una scelta deliberata di sotto-investire, ma mostra che un governo colpito può ricorrere a capacità sviluppate altrove. Dal 2025 la Riserva europea di cibersicurezza offre, su richiesta, servizi qualificati di risposta e recupero.

La resistenza antimicrobica mostra che il problema resta attuale in sanità anche dopo il Covid-19. Sviluppare antibiotici è costoso e incerto, mentre l’uso prudente limita vendite e incentivi di mercato. Nel 2022 il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) e l’NHS England hanno introdotto, per due farmaci, un pagamento annuo basato sul valore clinico anziché sui volumi; nel 2024 il meccanismo è stato esteso alle quattro nazioni del Regno Unito. Uno studio del 2025 confronta il contributo dei paesi del G7 e dell’Unione europea agli incentivi per l’innovazione antibatterica con quanto ciascuno dovrebbe sostenere in proporzione alla propria capacità economica: Regno Unito e Italia risultano vicini alla quota stimata, mentre gran parte degli altri paesi contribuisce meno. Ciò non dimostra opportunismo, ma evidenzia che alcuni sistemi sanitari potrebbero accedere in futuro ad antibiotici la cui disponibilità è stata sostenuta soprattutto dagli incentivi finanziati da altri paesi.

I due casi rafforzano tre indicazioni dell’analisi teorica: paesi esposti alla stessa minaccia possono adottare strategie diverse anche a parità di capacità iniziali; assistenza esterna e innovazioni finanziate altrove possono attenuare l’incentivo nazionale a investire; il confronto pubblico può non riconoscere costi e rischi sostenuti in anticipo, né i benefici prodotti per altri paesi. Lo studio, pur non identificando la strategia socialmente ottimale, spiega perché i beni pubblici globali possono richiedere l’intervento di istituzioni sovranazionali capaci di condividere i costi della preparazione, rendere visibili i contributi nazionali e ridurre la convenienza di attendere l’iniziativa altrui.

Access to Healthcare and Its Inequality: Analytical and Spatial Perspectives

Measuring health care access and its inequality: A decomposition approach – Abatemarco A., Aria M., Beraldo S., Collaro M., 2024 – Economic Modelling

Immigrants’ clusters and unequal access to healthcare treatments – Di Giacomo M., Perucca G., Piacenza M., Turati G. 2024 – Regional Science and Urban Economics

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