Gender Politics, Environmental Behaviours, and Local territories: Evidence from Italian Municipalities

Lodi C., Sacchi A., Vidoli F., 2025 – The Annals of Regional Science 

Negli ultimi anni, in Italia, si è registrato un crescente interesse verso le tematiche ambientali e della sostenibilità, che ha interessato tanto il dibattito pubblico quanto l’agenda politica. In particolare, le istituzioni locali rivestono un ruolo strategico, in quanto attori chiave nell’attuazione delle politiche ambientali e nella diffusione di pratiche sostenibili a livello territoriale. In tale contesto, il potenziale contributo della presenza femminile all’interno di queste istituzioni – e, in particolare, il modo in cui essa possa incidere, direttamente o indirettamente, sulla promozione di comportamenti ecologicamente virtuosi nella cittadinanza – risulta ad oggi ancora relativamente poco esplorato dalla letteratura economica.

Un recente studio di Chiara Lodi, Agnese Sacchi e Francesco Vidoli, “Gender politics, environmental behaviours, and local territories: evidence from Italian municipalities”, pubblicato in The Annals of Regional Science, ha messo in luce come la partecipazione delle donne alla politica locale non sia soltanto una condizione auspicabile ai fini di un’effettiva parità di genere, ma anche un fattore potenzialmente determinante per la transizione ecologica del nostro Paese. Lo studio, basato sull’analisi di 6.000 comuni italiani nel periodo 2010-2019 mediante un modello “Difference-in-Differences” con trattamento scaglionato (“staggered DID”), prende in considerazione la gestione dei rifiuti e, in particolare, la quota di raccolta differenziata, considerata un indicatore concreto di senso civico e responsabilità ambientale secondo la letteratura che si occupa di “civic environmentalism”.

I risultati mostrano che la nomina di una sindaca, da sola, non basta a produrre effetti virtuosi significativi, mentre la presenza di una maggioranza femminile nei consigli comunali è associata ad un aumento medio di circa tre punti percentuali nella quota di raccolta differenziata (Figura 1).

Figura 1 – Maggioranza femminile nei consigli comunali: effetti sulla raccolta differenziata
Nota: ATT è l’effetto medio del trattamento scaglionato sul gruppo trattato

Questo impatto cresce nei primi anni di mandato e si consolida nel medio periodo, per poi attenuarsi gradualmente. Ciò che emerge è che il cambiamento non si genera attraverso la sola figura di leadership, ma tramite la partecipazione collettiva e paritaria delle donne ai processi decisionali. La “massa critica” femminile sembra favorire un clima politico più collaborativo, aperto e orientato al bene comune, attributi essenziali per costruire politiche ambientali efficaci. Le donne, con la loro maggiore propensione alla cooperazione e alla mediazione, sembrano contribuire in modo decisivo a questo tipo di governance, rafforzando il legame tra amministratori e cittadini.

La ricerca conferma anche l’esistenza di forti differenze territoriali nel nostro Paese. In particolare, nelle aree del Nord, dove il capitale sociale e la fiducia collettiva sono già elevati, l’impatto della rappresentanza femminile sulle questioni ambientali risulta stabile ma limitato. All’opposto, nel Mezzogiorno, come in Calabria e in Sicilia, la presenza di donne nei consigli comunali appare più dirompente e quasi “trasformativa”: l’ingresso femminile nelle istituzioni contribuisce a rompere gli schemi tradizionali e a smuovere contesti più radicati, promuovendo una cultura civica nuova, capace di tradursi in comportamenti virtuosi concreti. È proprio in questi territori che le donne possono rappresentare un fattore di innovazione sociale, in grado di orientare la collettività verso una maggiore consapevolezza ambientale.

Le evidenze dello studio offrono interessanti spunti di policy per le istituzioni sia a livello locale che centrale. La prima e più evidente indicazione riguarda la necessità di promuovere attivamente la parità di genere nei consigli comunali, non solo come principio di democraticità, ma anche come leva di efficienza e sostenibilità. Il rafforzamento delle quote di genere è già previsto nella normativa elettorale italiana, sebbene le donne sindaco restino una minoranza, pari a circa il 15% del totale, operando spesso in realtà di piccole dimensioni, dove il cambiamento culturale procede più lentamente. Tale rafforzamento potrebbe essere accompagnato da misure di sostegno alla formazione e alla partecipazione politica delle donne (ad esempio, attraverso programmi regionali di mentoring, borse di studio o incentivi per la candidatura femminile nei piccoli comuni).

In secondo luogo, emerge il bisogno di integrare la prospettiva di genere nelle politiche ambientali, cominciando dal PNRR fino al Green Deal nazionale. In tal senso, le politiche pubbliche dovrebbero includere un approccio più esplicitamente gender-sensitive, che abbia come presupposto la considerazione delle differenze di genere nella progettazione e nella valutazione delle politiche ambientali, valorizzando il ruolo delle amministratrici come attori di cambiamento. Regioni e Comuni potrebbero, ad esempio, introdurre nei loro Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) indicatori che misurino anche la partecipazione femminile nei processi decisionali ambientali.

Inoltre, i risultati positivi ottenuti nei Comuni a prevalenza femminile suggeriscono l’importanza di creare reti tra amministrazioni guidate o fortemente rappresentate da donne, per condividere esperienze e modelli gestionali virtuosi. Un esempio pratico potrebbe essere la costituzione di “reti verdi di amministratrici locali”, coordinate da ANCI o dalle Regioni, finalizzate alla condivisione di iniziative efficaci nell’ambito delle politiche ambientali, dalla gestione dei rifiuti alla mobilità sostenibile, fino alla pianificazione urbana.

Infine lo studio evidenzia come la partecipazione politica femminile rappresenti un elemento cruciale di un cambiamento culturale ormai necessario, già riscontrabile nei comuni più virtuosi, mostrando che le politiche pubbliche funzionano meglio quando sono accompagnate da percorsi educativi e di sensibilizzazione. In altri termini, investire in educazione civica e ambientale può favorire non solo la crescita di una generazione più attenta all’ambiente, ma anche una legittimazione effettiva della leadership femminile.

In definitiva, favorire la partecipazione femminile alla politica locale non è solo una questione di diritti e di equità, ma diventa una strategia di sviluppo sostenibile. In un Paese come l’Italia, ancora segnato da forti disuguaglianze territoriali e culturali, questa prospettiva rappresenta un’occasione concreta per unire la parità di genere alla transizione ecologica, rendendo le politiche pubbliche più efficaci e lungimiranti.