Who Prefers Guessing to Admitting They Don’t Know? Measurement Error in Financial Literacy Surveys
Bertola G., Lo Prete A., 2025 – Journal of Economic Behavior & Organization
Gli indicatori di financial literacy derivati da indagini campionarie sono ormai ampiamente utilizzati nella letteratura economica per spiegare le scelte finanziarie, la partecipazione ai mercati e la gestione del risparmio. Ma che cosa catturano realmente tali indicatori quando il livello di competenza viene misurato sulla base di domande inserite nelle indagini campionarie?
Nell’articolo “Who Prefers Guessing to Admitting They Don’t Know? Measurement Error in Financial Literacy Surveys”, pubblicato sul Journal of Economic Behaviour & Organization, Giuseppe Bertola e Anna Lo Prete affrontano questa domanda in un contributo che analizza sia dal punto di vista teorico che empirico il ruolo degli errori di misurazione legati alla propensione degli individui a rispondere “tirando ad indovinare” quando non conoscono la risposta corretta, comportamento denominato “guessing”.
Gli autori sviluppano un modello strutturale nel quale i partecipanti ai sondaggi, di fronte a domande a scelta multipla e chiusa delle quali non conoscono la risposta corretta, possono scegliere di fornire una risposta a caso piuttosto che ammettere di non sapere, scegliendo quindi di non utilizzare l’opzione “Non so” quando disponibile. Nello studio, l’errore di misurazione è legato alla probabilità che, rispondendo a caso, alcune persone possono indovinare la risposta ed essere erroneamente classificate competenti.
L’analisi si basa su un’indagine condotta da Doxa per il Comitato per l’Educazione Finanziaria nel 2020 e nel 2021 con l’obiettivo di valutare le competenze nel campo dell’educazione finanziaria e la fragilità finanziaria dei nuclei familiari italiani prima e dopo il Covid-19, offrendo così un interessante caso studio per testare le predizioni del modello. Nell’ambito dell’educazione finanziaria, gli indicatori di alfabetizzazione finanziaria sono costruiti ponendo domande su temi come il calcolo dell’interesse, la comprensione dell’inflazione e la gestione del rischio tramite la diversificazione. L’indagine Doxa ha il vantaggio, rispetto ad altre, di aver raccolto risposte alle stesse domande sulle competenze finanziarie in due anni consecutivi per un campione di più di 4.000 famiglie, permettendo di distinguere più chiaramente tra conoscenza reale e risposte corrette ottenute per puro caso.
L’analisi dei dati dimostra che gli indicatori utilizzati per misurare l’alfabetizzazione finanziaria sono soggetti ad un elevato grado di classificazione errata, riconducibile alla propensione degli individui a rispondere a caso piuttosto che ammettere di non conoscere la risposta. Quasi un terzo delle persone che nel 2020 avevano risposto correttamente a tutte e tre le domande, condizione necessaria ad essere definiti finanziariamente alfabetizzati, commette almeno un errore nell’anno successivo. Inoltre, nei diversi sottogruppi della popolazione, la differenza tra la quota di chi risulta alfabetizzato nel primo anno e la quota di coloro che lo è per entrambi gli anni, pari a circa 13 punti percentuali, è sorprendentemente simile a quella osservata nell’intera popolazione, come mostrato nella Figura 1.

Una misurazione più accurata del livello effettivo di conoscenza dei partecipanti, che depura gli indicatori dalla componente di guessing, permette di comprendere meglio che cosa si cela dietro alle differenze di competenza che studi precedenti hanno ricondotto a differenze di genere, età, istruzione, sicurezza nelle proprie capacità. Ad esempio (si veda la Tabella 1 di seguito) , maggiore è la difficoltà delle domande, maggiore è la probabilità che gli uomini provino ad indovinare, riducendo così il divario di genere comunemente osservato nelle analisi campionarie. Sono più propense a non ammettere di non sapere e a provare ad indovinare anche le persone con un livello di istruzione elevato, che potrebbero vergognarsi più di altre ad ammettere la propria ignoranza, e chi sopravvaluta il proprio livello di competenza finanziaria.

Il comportamento di risposta casuale non solo comporta che la percentuale di persone competenti sia inferiore a quanto generalmente rilevato dagli indicatori di alfabetizzazione finanziaria, ma è anche rilevante ai fini della gestione del bilancio familiare: le persone erroneamente classificate competenti riscontrano maggiori difficoltà ad arrivare alla fine del mese e a fare fronte a necessità economiche impreviste. In uno studio affine sugli stessi dati, pubblicato su Italian Economic Journal nel 2025, gli autori dimostrano che l’effettivo grado di competenza finanziaria (depurato della componente di guessing) è anche associato a una migliore condivisione del rischio nella prima fase del Covid-19.
I risultati emersi forniscono indicazioni pratiche per perfezionare la progettazione dei questionari volti a misurare la conoscenza in un determinato ambito. Una valutazione più accurata delle competenze effettive degli individui richiede l’inclusione di risposte ripetute all’interno dello stesso questionario o in più questionari identici ripetuti nel tempo. Così come un’attenta formulazione delle domande (elemento che secondo gli autori è esso stesso fonte di importanti errori di misurazione), unita all’inclusione esplicita dell’opzione “Non so”, può migliorare in modo significativo l’affidabilità complessiva dei sondaggi, riducendo gli errori dovuti al rispondere a caso piuttosto che ammettere di non sapere.
Discutere l’affidabilità di questi strumenti è anche essenziale per definire politiche pubbliche efficaci e interventi mirati, specie nel contesto dell’istruzione pubblica. Il tema è particolarmente attuale dato che l’educazione finanziaria è stata recentemente inserita nei programmi scolastici italiani come parte dell’insegnamento dell’educazione civica, al fine di rendere più consapevoli le decisioni di finanza personale, riducendo gli errori nella gestione del denaro.
I risultati dello studio suggeriscono che la mancanza di alfabetizzazione finanziaria misurata dai sondaggi è anche sintomo di una più profonda debolezza cognitiva e comportamentale, che non sorprendentemente è fonte di cattivi risultati economici e finanziari. Se si tratta di affrontare problemi di scelta complessi, occorrono competenze avanzate che i singoli individui possono trovare troppo difficili e costose da ottenere. La collettività può quindi rendere obbligatorie alcune forme di assicurazione sociale, e regolamentare l’offerta e l’accesso a prodotti finanziari complessi.
Di conseguenza, se il problema è comportamentale occorre anche una più ampia e profonda educazione economica, che non si limiti a impartire nozioni di finanza personale. Un’educazione che insegni soprattutto a comporre correttamente le scelte individuali e collettive, riportando l’attenzione anche sulla discussione degli obiettivi di benessere individuale e collettivo che si intendono perseguire.
