The role of socio-economic determinants in the interregional allocation of healthcare resources: Some insights from the 2023 reform in the Italian NHS

Fantozzi R., Gabriele S., Zanardi A., 2025 – Health policy

Nel 2023 il Servizio Sanitario Nazionale italiano (SSN) ha introdotto una riforma del meccanismo di finanziamento che prevede di includere indicatori socioeconomici nei criteri di allocazione delle risorse finanziarie alle Regioni. Questa riforma mira a ridurre le disparità regionali nell’accesso alle cure sanitarie, traendo ispirazione dalle migliori pratiche internazionali. 

In un recente articolo intitolato “The role of socio-economic determinants in the interregional allocation of healthcare resources: Some insights from the 2023 reform in the Italian NHS”, pubblicato su Health Policy, Roberto Fantozzi, Stefania Gabriele e Alberto Zanardi hanno proposto un possibile revisione di questa riforma che consenta di sfruttare appieno le informazioni sull’eterogeneità dei bisogni sanitari in base all’età e agli indicatori socioeconomici considerati congiuntamente. 

Come è noto, il sistema di finanziamento del SSN si basa su uno schema top-down, in cui il governo centrale determina la dimensione del finanziamento complessivo e lo ripartisce tra le singole Regioni. Il sistema precedente alla riforma utilizzava esclusivamente la dimensione della popolazione regionale e la sua composizione per età come criteri per l’allocazione delle risorse finanziarie totali tra le Regioni. Questo meccanismo ha suscitato critiche e richieste di una maggiore considerazione dei fattori sociali ed economici come elementi chiave per la ripartizione territoriale. 

La riforma del 2023 ha seguito un approccio semplificato, che prevede l’applicazione dei nuovi criteri di allocazione – la mortalità prematura e un indice composito di deprivazione, che include povertà, bassa istruzione e disoccupazione – solo per una quota limitata del finanziamento complessivo (1,5%). Di conseguenza i nuovi indicatori funzionano semplicemente come una sorta di correzione marginale dell’allocazione territoriale basata sui criteri tradizionali. 

L’introduzione degli indicatori socioeconomici ha prodotto una qualche redistribuzione dalle Regioni del Nord a quelle del Sud, ma l’impatto rimane limitato e determinato al di fuori di un chiaro approccio di risk adjustment. Inoltre, l’effetto della riforma è stato in parte compensato dall’assegnazione discrezionale di una “quota premiale” a favore di singole Regioni (si veda la Tabella 1). 

Lo studio considera la possibilità di un approccio più articolato per l’introduzione degli indicatori socioeconomici, che preveda lo sviluppo di una matrice di pesi di consumo sanitario basata congiuntamente su età e stato socioeconomico, all’interno di un quadro coerente di risk adjustment. Utilizzando dati di survey (indagine campionaria “Aspetti della vita quotidiana”, condotta annualmente dall’ISTAT), viene simulata l’allocazione interregionale delle risorse finanziarie risultante da un approccio che replica fedelmente la riforma (scenario Reform) per poi confrontarla con uno scenario in cui, in linea con una prospettiva di risk adjustment, vengono considerati congiuntamente i dati sul consumo sanitario in base all’età e agli indicatori socioeconomici (scenario Full information). Per quest’ultimo caso, viene ricavata una matrice di pesi di consumo, misurata a livello nazionale, per tenere conto dell’impatto delle due variabili che incidono sui bisogni sanitari (ogni elemento della matrice misura il peso associato ad un individuo identificato da una specifica coppia di valori di età e stato socioeconomico). 

La Figura 2 mostra come lo scenario Full information, coerente con l’approccio più articolato proposto nell’analisi, redistribuisca significativamente più risorse rispetto allo scenario Reform (più 86 milioni di euro), in particolare a favore delle Regioni del Sud con livelli di deprivazione più elevati (Campania, Puglia e Calabria), mentre tutte le Regioni del Centro-Nord risultano penalizzate (soprattutto Veneto, Piemonte e Lombardia). 

Per rendere operativo l’approccio suggerito nello studio, sarebbe necessario un esercizio di valutazione dell’effetto della deprivazione, oltre che dell’età, sui bisogni sanitari delle popolazioni regionali basato su dati amministrativi (e non su dati di indagine, come fatto qui, a scopo illustrativo). A tal fine, potrebbero essere utilizzate le banche dati sui benefici sanitari e i relativi costi, già disponibili presso le amministrazioni pubbliche. Ciò richiederebbe tuttavia alcuni sviluppi e adattamenti, in quanto tali banche dati dovrebbero essere collegate a quelle sulla condizione economica dei pazienti, come i dati fiscali, previdenziali e quelli sull’ISEE, nel rispetto delle normative sulla privacy. Tale operazione appare fattibile ed è già stata in parte realizzata dall’Agenzia delle Entrate per fornire ai contribuenti le dichiarazioni precompilate, in cui sono incorporati le informazioni sui crediti d’imposta per le spese sanitarie. Gli ostacoli all’adozione di questo approccio derivano, da un lato, dalle difficoltà nella raccolta e gestione delle informazioni, incluse gli obblighi connessi alla privacy, e, dall’altro, dalle conseguenti limitazioni al controllo discrezionale dei decisori politici sull’allocazione delle risorse. 

In ogni caso, il dibattito nell’ambito del SSN sulla revisione dei criteri di ripartizione interregionale delle risorse finanziarie per la sanità rimane aperto. La riforma del 2023 ha avuto l’obiettivo di dare attuazione al Decreto legislativo 68/2011, il quale, tuttavia, prevedeva che tra i criteri da adottare fosse anche incluso il percorso di miglioramento degli standard di qualità realizzato dalle singole regioni e altri indicatori. La considerazione di questi aspetti è stata rinviata in attesa della disponibilità di dati adeguati alla loro applicazione, in particolare quelli relativi al Nuovo sistema di garanzia (NSG) per la verifica dei Livelli essenziali di assistenza (LEA). 

Va anche ricordato che la Legge di Bilancio per il 2025 è di recente intervenuta con due misure aggiuntive in materia di allocazione regionale delle risorse sanitarie. Da un lato, due componenti significative di finanziamento (20 e 100 milioni di euro annui) sono state assegnate rispettivamente alle Regioni più piccole e a quelle che rispettano gli obiettivi di riduzione delle liste di attesa. Dall’altro, la legge ha previsto l’introduzione nel NSG di ulteriori indicatori volti a riflettere aspetti gestionali, organizzativi, economici, contabili, finanziari e patrimoniali, al fine di rafforzare il monitoraggio della spesa e la valutazione della performance. In futuro, questi indicatori potrebbero essere integrati nel meccanismo di allocazione delle risorse finanziarie tra le Regioni.