The impact of a public voucher for the arts

Baldin A., Marenzi A., Zantomio F., 2025 – Journal of Economic Behavior & Organization

Il sostegno pubblico ai consumi culturali pone una questione classica di economia pubblica. La partecipazione culturale è fortemente differenziata per reddito e background familiare e, al tempo stesso, può generare benefici che non si esauriscono nella scelta individuale. Se la fruizione di libri, cinema, spettacoli dal vivo e musei contribuisce alla formazione del capitale culturale, allarga le opportunità di partecipazione e alimenta abitudini persistenti, ridurre le barriere di accesso può costituire un obiettivo di politica pubblica. L’efficacia di un voucher, tuttavia, non è scontata: per chi avrebbe comunque acquistato il bene, la spesa pubblica sostituisce quella privata, generando crowding-out. La domanda rilevante non è quindi soltanto se sostenere la domanda culturale, ma se, per quali gruppi e in quale misura un sussidio generi una spesa culturale addizionale.

L’esperienza italiana di 18app offre un caso particolarmente informativo. Nell’articolo The impact of a public voucher for the arts, pubblicato sul Journal of Economic Behavior and Organization, Andrea Baldin, Anna Marenzi e Francesca Zantomio forniscono la prima valutazione causale degli effetti di un voucher culturale sui consumi dei giovani. Il contributo è rilevante anche oltre il caso italiano: 18app ha infatti ispirato interventi analoghi in Francia, Spagna e Germania, mentre il disegno dei bonus culturali continua a essere oggetto di revisione.

L’analisi utilizza le indagini Istat Aspetti della vita quotidiana per il periodo 2013-2019 e sfrutta la variazione dell’eleggibilità per età prima e dopo l’introduzione del bonus. I giovani di 18-20 anni, eleggibili, sono confrontati con quelli di 21-23 anni, mai eleggibili. L’inclusione dei diciannovenni e dei ventenni riflette il fatto che il beneficio, assegnato al compimento dei diciotto anni, poteva essere utilizzato per oltre un anno, mentre l’indagine rileva l’età al momento dell’intervista e i consumi nei dodici mesi precedenti.

La strategia di identificazione combina un disegno Difference-in-Differences con una riponderazione del campione mediante Entropy Balancing. Prima della stima, i due gruppi sono quindi resi comparabili rispetto a condizione di studio e lavoro, convivenza con i genitori, istruzione e condizioni economiche della famiglia e dimensione del comune di residenza. Poiché l’indagine non osserva l’utilizzo effettivo del bonus, le stime identificano un intention-to-treat effect. 

I risultati indicano un aumento della partecipazione culturale sul margine estensivo. La probabilità di andare al cinema almeno una volta l’anno cresce del 5,6%; quella di assistere a concerti di musica non classica del 4,1%; quella di leggere almeno un libro del 4,2%; quella di acquistare online libri ed e-book del 7,1%. Sul margine intensivo, l’effetto medio è statisticamente significativo soltanto per il cinema, con 0,56 visioni in più all’anno. 

Il risultato più netto riguarda l’eterogeneità per background familiare. Lo status socioeconomico è misurato dal più elevato titolo di studio presente in famiglia, indicatore che la letteratura riconosce come un forte predittore della partecipazione culturale. Gli effetti si concentrano tra i giovani che vivono in famiglie in cui nessuno è laureato. Per questo gruppo aumentano sia l’ingresso nel consumo di cinema, concerti non classici e libri, sia la frequenza: le visioni al cinema crescono del 20%, i concerti non classici del 23%, quelli classici del 45% e le visite ai musei del 16%. Tra i figli di laureati, invece, gli effetti sono quasi ovunque nulli. Il profilo dei risultati è quindi coerente con un ruolo più rilevante dei vincoli economici e di accesso per i giovani con minore capitale culturale familiare.

Il lavoro stima anche quanta parte della spesa finanziata dal voucher sia realmente addizionale e quanta sostituisca acquisti che sarebbero comunque avvenuti. Combinando dati ministeriali sull’impiego del bonus, prezzi medi e gli effetti stimati, per ogni euro speso attraverso il voucher, la spesa addizionale è di 13 centesimi per il cinema e 19 centesimi per i concerti non classici; tra i giovani provenienti da famiglie senza laureati, raggiunge 28 centesimi per i concerti classici. Lo spiazzamento della spesa privata è quindi consistente, ma non completo, e risulta più contenuto laddove il consumo iniziale è più basso.

Due evidenze aggiuntive suggeriscono che il beneficio non si esaurisce nell’acquisto immediato del destinatario. Tra i genitori dei diciottenni eleggibili aumenta del 21% l’acquisto online di libri ed e-book, coerentemente con la presenza di uno spillover all’interno della famiglia. Inoltre, i giovani che hanno esaurito il bonus continuano ad andare al cinema più spesso dei coetanei mai eleggibili, con un differenziale del 28%. Quest’ultimo risultato è coerente con l’ipotesi di formazione del gusto e di persistenza delle abitudini di consumo.

Le evidenze sono particolarmente utili alla luce degli interventi di modifica del voucher. Introdotta nel 2016, 18app assegnava 500 euro a tutti i residenti che compivano diciotto anni: era quindi un trasferimento universale, non condizionato né al reddito né al rendimento scolastico. La riforma, approvata con la legge di bilancio 2023, l’ha sostituita con due carte da 500 euro, cumulabili ma selettive. La Carta della Cultura Giovani è riservata ai giovani appartenenti a nuclei familiari con ISEE non superiore a 35 mila euro; la Carta del Merito spetta a chi consegue, entro l’anno in cui compie diciannove anni, un diploma di scuola secondaria superiore con almeno 100 centesimi. Il passaggio segna un cambiamento netto di impostazione: dall’universalismo per età a criteri di accesso basati sulle condizioni economiche e sul rendimento scolastico. Dal 2027, entrambe le carte saranno sostituite dalla Carta Valore, rivolta a chi consegue il diploma entro l’anno in cui compie diciannove anni. La nuova misura elimina la soglia ISEE e il requisito di voto, ma non ripristina l’universalismo di 18app: l’accesso resta condizionato al conseguimento tempestivo del diploma.

Questi risultati offrono elementi utili per disegnare i nuovi bonus culturali. Un voucher universale ha attivato soprattutto i giovani più lontani dal consumo culturale: criteri basati sul merito o sulla regolarità del percorso scolastico rischiano di escludere proprio loro, perché voti e carriere meno lineari sono più frequenti nelle famiglie meno istruite. Una soglia ISEE limita la spesa destinata a chi avrebbe consumato comunque, ma può comportare mancato utilizzo ed esclusione dei redditi medio-bassi appena sopra la soglia. Va inoltre considerato che il consumo culturale dei giovani è in larga parte condiviso: restringere la platea può indebolire gli effetti imitativi tra coetanei e in famiglia che, come suggeriscono gli spillover osservati, contribuiscono all’efficacia della misura.