The costs of geopolitical risk and the impact of the EU cohesion policy
Di Caro P., Arbolino, R., Fratesi, U. 2025 – Annals of Cooperative and Public Economics
I rischi geopolitici (GPR) derivanti da guerre, conflitti e tensioni commerciali hanno nuovamente assunto un ruolo di rilievo su scala internazionale. Ad aprile 2025, quando l’amministrazione statunitense ha annunciato nuove tariffe globali, l’indice di Trade Policy Uncertainty (media a 30 giorni) ha raggiunto il valore più elevato dal 1960, nove volte più alto del valore registrato ad aprile 2024. In presenza di legami commerciali, finanziari e istituzionali rilevanti tra Paesi, un aumento dei rischi geopolitici, riconducibili anche a guerre commerciali, produce conseguenze che travalicano i confini nazionali. È più che probabile, inoltre, che tali conseguenze si ripartiscano in modo differenziato tra Paesi e all’interno degli stessi, come sottolineava enfaticamente Antonio De Viti De Marco all’inizio del secolo scorso (‘Giornale degli Economisti, serie II, vol. 27, luglio 1903’).
Diversi studiosi hanno recentemente manifestato interesse per le conseguenze derivanti da un mutato contesto geoeconomico, ma vi è ridotta evidenza empirica sul legame tra GPR ed efficacia della spesa pubblica per investimenti. Analizzare quale impatto possono avere le tensioni geopolitiche interazionali sull’efficacia della spesa pubblica destinata allo sviluppo e alla coesione nei Paesi dell’Unione Europea (UE) è, quindi, un tema allo stesso tempo attuale e rilevante: nel periodo 2021-2027, i fondi comunitari per la politica di coesione e lo sviluppo regionale ammontano a 372 miliardi di euro pari a un terzo del bilancio dell’UE.
Nell’articolo “The costs of geopolitical risk and the impact of the EU cohesion policy”, pubblicato su Annals of Cooperative and Public Economics, Paolo Di Caro, Roberta Arbolino e Ugo Fratesi analizzano dal punto di vista empirico se, e in che misura, l’efficacia della politica di coesione nel favorire la crescita economica varia nei Paesi europei in presenza di rischi geopolitici provenienti dall’esterno dell’UE. Gli autori misurano l’esposizione dei Paesi europei al rischio geopolitico globale e a quello rilevato in quattro paesi extraeuropei – Stati Uniti, Cina, Russia, Israele – combinando informazioni sul commercio e sul GPR a livello internazionale. La selezione dei quattro Paesi di origine del GPR si basa su due motivazioni principali: Stati Uniti e Cina hanno un ruolo pivotale nei mercati globali; Russia e Israele hanno influenzato il GPR su scala internazionale soprattutto negli anni recenti.
Utilizzando un modello econometrico di tipo panel-time series a coefficienti eterogenei applicato a dati nazionali per i 27 Paesi dell’UE nel periodo 2007-2020, gli autori stimano il costo di un aumento del GPR in termini di riduzione dell’impatto della politica di coesione sulla crescita economica nazionale. Uno degli elementi innovativi del lavoro è la possibilità di fornire evidenze country-specific utili per definire appropriate ed efficaci politiche di mitigazione del rischio derivante da fattori geopolitici esterni. Nella seconda parte dell’analisi gli autori presentano evidenza di alcuni fattori in grado di spiegare la presenza di relazioni eterogenee tra GPR ed efficacia della politica di coesione: integrazione commerciale, partecipazione alle catene globali del valore-GVCs, qualità istituzionale a livello nazionale.
L’analisi empirica produce tre risultati principali. Primo, un aumento dei rischi geopolitici internazionali di 1 punto percentuale (p.p.) contribuisce a ridurre l’efficacia della spesa pubblica destinata ai fondi di coesione sulla crescita economica nell’UE con una variazione media di circa 0,45 p.p..

Nota. La Figura 1 riporta il costo del GPR in termini di ridotta efficacia dei fondi per la coesione (in p.p.) sulla crescita economia per selezionati Paesi dell’UE; elaborazione dai risultati Di Caro et al. (2025).
Secondo, gli effetti del GPR sulla riduzione dell’efficacia dei fondi strutturali variano a livello nazionale, come illustrato nella Figura 1 in cui si riportano i risultati della stima per alcuni Paesi dell’UE per i quali il modello country-specific è statisticamente significativo in ogni specificazione.
Nella Figura 1, il calcolo dell’impatto del GPR sull’efficacia della politica di coesione è stato stimato assumendo un contesto ad elevata rischiosità e una variazione dell’indice GPR pari a circa 15%, che approssima l’incremento del GPR globale osservato durante la disputa tra USA e Cina su Taiwan e se si confrontano i primi sei mesi del 2025 con lo stesso periodo del 2024. In un elevato contesto di rischiosità, si registrano perdite di efficacia dei fondi strutturali maggiori distribuite in modo diverso tra gli Stati membri dell’UE.
In un contesto di elevata rischiosità, si registrano maggiori perdite di efficacia dei fondi strutturali, distribuite in modo eterogeneo tra gli Stati membri dell’UE. In Belgio, Germania e Italia, ad esempio, si osservano perdite (potenziali) di efficacia della spesa pubblica più accentuate riconducibili, caeteris paribus, ai legami commerciali e finanziari di questi Paesi con le zone in cui il GPR ha origine. Tuttavia, la riduzione dell’impatto in termini di crescita della spesa per la politica di coesione e sviluppo territoriale si registra soprattutto nei Paesi dell’Europa Centrale e Orientale (Polonia, Romania e Ungheria), caratterizzati sia da un’elevata esposizione ai rischi provenienti da Russia e Cina, sia da un maggiore ammontare dei fondi ricevuti.
In uno studio collegato basato sugli stessi dati (pubblicato su Structural Change and Economic Dynamics nel 2025), gli autori facendo distinzione tra rischi originati negli USA e rischi provenienti dalla Cina, documentano che l’impatto asimmetrico dei rischi geopolitici dipende anche dalla specifica provenienza del GPR. In sintesi, tensioni geopolitiche provenienti dagli USA, che incorporano anche elementi di rischiosità globale, si riflettono principalmente in perdite di efficacia della spesa pubblica in Paesi come l’Italia fortemente integrati con gli stessi USA. Se le tensioni geopolitiche originano dalla Cina, le conseguenze negative maggiori si registrano nei Paesi dell’Europa Centrale e Orientale e in Germania, data la crescente interdipendenza economica e finanziaria tra queste aree e la Cina.


Figura 2. I costi del GPR, rischi a livello nazionale e integrazione commerciale
Note. I grafici mostrano il costo del GPR in termini di ridotto impatto della politica di coesione sulla crescita economica in alcuni paesi dell’UE (in valore assoluto), asse x. Nel grafico (A) si riporta il World Bank Political risk index (asse y), mentre nel grafico (B) il GVC downstream index (asse y). I due indici (asse y) sono misurati in valori percentuali.
Terzo, l’impatto maggiore dei rischi geopolitici sulla spesa pubblica destinata alla coesione territoriale è presente soprattutto nei Paesi caratterizzati da elevata integrazione commerciale, GVCs nei mercati di destinazione e bassa qualità delle istituzioni nazionali. Per spiegare i fattori associati alla presenza di costi eterogenei del GPR gli autori combinano diverse variabili. Nei due grafici della Figura 2 sono riportati, oltre al costo del GPR (in valore assoluto) in termini di ridotta efficacia dei fondi strutturali sulla crescita economica, l’indice ‘Political Stability and Absence of Violence/Terrorism’ (grafico A) – che è parte dell’ampio set di misure contenute nel World Bank Governance Indicators e descrive il livello di instabilità politica nazionale; il downstreamness index (grafico B) – che è un indicatore di posizionamento delle GVCs e misura la distanza di ogni Paese rispetto ai fattori di produzione (valori più elevati della variabile indicano una distanza maggiore rispetto all’origine del valore aggiunto).
L’analisi esplorativa sui fattori che influenzano la distribuzione dei costi del GPR nell’UE consente di evidenziare due aspetti. Primo, il ruolo dell’instabilità politica nazionale come fattore che spiega il maggiore impatto dei rischi geopolitici in termini di ridotta efficacia della spesa pubblica (correlazione da regressione pari a 0,10; coefficiente Spearman-rho pari a 0,42). In altre parole, istituzioni nazionali più instabili e rischiose favoriscono la propagazione di shock esterni anche a livello nazionale con riflessi sulla spesa per investimenti. Paesi con basso livello di qualità istituzionale ed elevato rischio politico interno sono meno equipaggiati di altri per gestire le sfide di un contesto geopolitico internazionale turbolento.
Secondo, una relazione tra costi associati ai rischi geopolitici, misurati in valore assoluto, e la distanza dai mercati di origine del valore aggiunto (correlazione da regressione pari a 0,21; coefficiente Spearman-rho pari a 0,50). In altre parole, gli effetti avversi delle tensioni geopolitiche internazionali si propagano soprattutto nei Paesi distanti rispetto all’origine del valore aggiunto prodotto dalle GVCs.
Nell’insieme, l’analisi condotta dagli autori ha il merito di fornire evidenze aggiornate in un’area di studio in rapida evoluzione. Le principali implicazioni di policy che ne derivano sono le seguenti. Per aumentare la resilienza dell’UE nel suo complesso è inevitabile un coordinamento tra le diverse politiche macroeconomiche (industriali, commerciali, per la coesione e lo sviluppo territoriale) e monetarie, di competenza europea e nazionale, al fine di creare un ambiente in grado di far fronte ad elevate turbolenze geopolitiche. La presenza di effetti asimmetrici all’interno dell’UE quando si considerano i costi del GPR per la politica di coesione, che inevitabilmente necessita di ulteriore approfondimento a livello settoriale e regionale in future ricerche, indica la presenza di nuove sfide di sviluppo diseguale che si vanno ad aggiungere agli storici squilibri interni in Europa, con riflessi sulla finanza pubblica nazionale e comunitaria.
