Inflation and distributional impacts: Have mitigation policies been successful for vulnerable and energy poor households?

Bardazzi R., Gastaldi F., Iafrate F., Pansini R.V., Pazienza M.G., Pollastri C., 2024 – Energy Policy

Tra il 2021 e il 2023 le famiglie italiane hanno vissuto un’ondata inflazionistica senza precedenti dall’istituzione dell’Unione monetaria europea. A guidare la fiammata dei prezzi è stata soprattutto la componente energetica: nel dicembre 2022, l’inflazione dei beni energetici aveva raggiunto il 25,5% nell’area euro, mentre in Italia i prezzi di gas ed elettricità erano più che raddoppiati rispetto a gennaio 2021, con aumenti rispettivamente del 196% e del 207%. Un’emergenza che non ha colpito tutti allo stesso modo: il costo dell’inflazione è ricaduto in misura molto più pesante sulle famiglie a basso reddito, che destinano una quota maggiore del proprio budget a beni di prima necessità come energia e alimentari.

In questo contesto si inserisce lo studio pubblicato su Energy Policy, “Inflation and distributional impacts: Have mitigation policies been successful for vulnerable and energy poor households?”, condotto da Rossella Bardazzi, Francesca Gastaldi, Francesca Iafrate, Rosaria Vega Pansini, Maria Grazia Pazienza e Corrado Pollastri. La ricerca utilizza il modello di microsimulazione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio per valutare l’impatto distributivo degli shock di prezzo del periodo 2021–2023 sulla spesa delle famiglie italiane e sulla povertà energetica, nonché per misurare l’efficacia delle politiche di mitigazione adottate dai governi nel compensare tale impatto.

I risultati principali mostrano chiaramente il carattere fortemente regressivo della fiammata inflazionistica del periodo 2021-2022. Si stima che, in assenza di politiche di sostegno, nel 2022 le famiglie del primo decile di spesa equivalente avrebbero subito un aumento dei propri esborsi complessivi di circa il 19%, quasi tre volte l’impatto registrato dalle famiglie del decimo decile. Questa differenza è spiegata in larga parte dalla componente energetica: per le famiglie più povere l’aumento dei prezzi dell’energia avrebbe determinato un incremento di spesa pari al 16,3%, contro il 3,7% per le famiglie più abbienti. In assenza di qualsiasi intervento, l’effetto complessivo dei rincari avrebbe portato la spesa media delle famiglie italiane a crescere del 9,6% nel 2022.

Figura 1 — Variazione della spesa delle famiglie italiane nel 2022 e nel 2023 prima e dopo le misure di sostegno pubblico. Fonte: modello di microsimulazione UPB.

Le politiche di mitigazione introdotte nel 2022 — un mix di misure tariffarie (riduzione delle accise sui carburanti, degli oneri di sistema su gas ed elettricità, dell’IVA sul gas) e trasferimenti monetari (bonus sociali, contributi una tantum, rivalutazione delle pensioni) — si sono rivelate complessivamente efficaci nel contenere questo impatto.

La figura 1 mostra come gli interventi di sostegno abbiano contribuito a contenere e stabilizzare gli effetti dell’inflazione sulla spesa delle famiglie nel passaggio dalla fase acuta del 2022 al progressivo rientro del 2023. Nel 2022, in piena tensione sui prezzi, gli aiuti sono stati consistenti e hanno attenuato l’impatto, riducendolo dal 9,6 al 5,1 per cento (sconti tariffari -1,6 punti e trasferimenti monetari -2,9 punti). Nel 2023, con l’allentarsi delle pressioni inflazionistiche, le politiche sono state ridimensionate, portando l’impatto netto al 5,4 per cento, lievemente al di sopra dell’inflazione effettivamente registrata (4,8 per cento al lordo dei trasferimenti). Il risultato è che l’onere netto sulla spesa delle famiglie è rimasto pressoché costante nei due anni (5,1 e 5,4 per cento).

Ancora più importante, il profilo distributivo delle politiche è risultato progressivo: i trasferimenti monetari, in particolare, hanno interamente annullato l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici per le famiglie del primo decile, determinando nel complesso una redistribuzione a favore dei nuclei più vulnerabili.

Tuttavia, la situazione si è deteriorata nel 2023 a causa del ridimensionamento del pacchetto di sostegno. Il venir meno degli strumenti più mirati — in particolare dei trasferimenti una tantum — e la riduzione delle agevolazioni tariffarie, non adeguatamente compensata da altri interventi, hanno prodotto un effetto netto nuovamente regressivo: la spesa delle famiglie del primo decile è cresciuta del 6,9% contro il 5,6% del decimo, soprattutto per effetto dell’aumento della spesa in beni diversi da quelli energetici. Le misure rimaste in vigore nel 2023 si sono dimostrate meno efficaci e soprattutto meno equamente distribuite rispetto a quelle del 2022.

Figura 2 — Variazione della spesa delle famiglie per decili di spesa equivalente nel 2022, prima e dopo le misure di sostegno pubblico. Fonte: modello di microsimulazione UPB.

Una parte significativa dell’analisi è dedicata al problema della povertà energetica, misurata attraverso l’indicatore Modified-LIHC (Low Income High Cost) adottato anche da ISTAT, che identifica le famiglie in condizione di disagio energetico quando combinano un reddito residuo — al netto delle spese energetiche — al di sotto della soglia di povertà con costi energetici eccessivamente elevati. I risultati mostrano che, in assenza di qualsiasi politica, la quota di famiglie in povertà energetica sarebbe quasi raddoppiata tra il 2021 e il 2022, passando dall’11,4% al 22,5%. Le misure adottate hanno scongiurato questo scenario, mantenendo la quota attorno all’11,9% nel 2022, anche se la tendenza al peggioramento si è confermata nel 2023, con una risalita al 13,3%. Particolarmente a rischio risultano le famiglie del Mezzogiorno, quelle con capofamiglia con più di 65 anni e con cittadinanza straniera, per le quali l’area di vulnerabilità è sensibilmente più ampia della media nazionale.

Lo studio affronta anche la questione delle elasticità della domanda energetica al prezzo, elemento cruciale per comprendere le reazioni comportamentali delle famiglie di fronte ai rincari. Le stime per quartile ottenute mediante un modello pseudo-panel mostrano elasticità di breve periodo comprese tra -0,52 e -0,60 per l’elettricità e tra -0,58 e -0,75 per il gas naturale. L’analisi di sensitività condotta dagli autori evidenzia tuttavia un rischio concreto: applicare integralmente tali elasticità allo scenario del 2022 implicherebbe una riduzione così drastica dei consumi energetici da risultare difficilmente compatibile con standard minimi di benessere. L’autorazionamento energetico — la rinuncia forzata all’energia per far fronte all’aumento dei prezzi — rappresenta una forma silenziosa ma grave di vulnerabilità, difficile da cogliere con i soli indicatori di spesa.

Le conclusioni del lavoro offrono indicazioni preziose per il disegno delle politiche pubbliche. Le misure più efficaci nel ridurre la regressività dell’inflazione si sono dimostrate quelle a carattere redistributivo e mirato: i trasferimenti monetari means-tested hanno prodotto effetti ben più progressivi rispetto agli interventi generalizzati sulle tariffe. Al tempo stesso, la ricerca mette in guardia da una logica esclusivamente emergenziale: la povertà energetica non è un fenomeno congiunturale, ma strutturale, e le politiche dovrebbero pertanto sempre combinare sostegno al reddito, efficienza energetica e accesso alle tecnologie pulite, garantendo che i frutti della transizione non rimangano appannaggio esclusivo delle famiglie più abbienti.

Le tensioni geopolitiche riemerse nei primi mesi del 2026, che influenzano tuttora gli equilibri internazionali, stanno alimentando una nuova fiammata dei prezzi dei carburanti di origine fossile, i cui effetti si stanno rapidamente trasmettendo all’inflazione generale, riproponendo — seppur in forma meno intensa — condizioni simili a quelle analizzate nello studio. In questo contesto, le misure oggi adottate appaiono maggiormente concentrate sul taglio delle accise sui carburanti, uno strumento molto oneroso per la finanza pubblica e meno efficace sul piano redistributivo rispetto ai trasferimenti monetari mirati. Resta, invece, ancora insufficiente il progresso strutturale sul fronte dell’efficienza energetica delle abitazioni: nonostante le ingenti risorse assorbite dal Superbonus, la vulnerabilità energetica della maggior parte delle famiglie a basso reddito è rimasta sostanzialmente invariata.