The “Great Lockdown” and its determinants

Ferraresi, M., Kotsogiannis, C., Rizzo, L., Secomandi, R., 2020Economic Letters

 

Da quando il focolaio internazionale da COVID-19 è stato dichiarato pandemia dall’OMS nei primi mesi del 2020, i governi di tutto il mondo hanno lottato per contenerne la diffusione e le ripercussioni implementando una vasta gamma di strategie restrittive in termini di tempistica, rigore e intensità. Tuttavia, alcune delle politiche adottate si sono diversificate in modo significativo anche per quei paesi che si trovavano sulla stessa traiettoria pandemica. Se alcuni paesi hanno annunciato misure rigorose molto presto nel ciclo pandemico, limitando così il movimento della popolazione sin da subito, altri hanno optato per un approccio meno restrittivo. Per citarne alcuni, la Grecia e la Bielorussia, ad esempio, hanno intrapreso un'azione molto tempestiva, mentre la Svezia (e il Regno Unito inizialmente) ha cercato di ridurre al minimo i disagi sociali ed economici puntando a coltivare una più ampia immunità. La Repubblica Ceca e la Nuova Zelanda dall’altra parte hanno imposto il lockdown prima ancora che la sua prima vittima fosse registrata.

Perché i vari governi hanno reagito in modo così marcatamente diverso? Quali sono le determinanti di tali misure restrittive, riassunte dalla parola ‘lockdown’?

Una possibile risposta è offerta da Ferraresi Massimiliano, Kotsogiannis Christos, Rizzo Leonzio e Secomandi Riccardo in un articolo “The ‘Great Lockdown’ and its determinants”, recentemente pubblicato su Economic Letters.

Grazie ai dati disponibili per oltre 132 paesi nel periodo da gennaio ad aprile 2020, ossia la prima ondata di COVID-19, gli autori indagano dapprima la dinamica tra la diffusione della pandemia ed il rigore delle misure adottate e, in secondo luogo, il ruolo giocato da diversi fattori politici, economici ed istituzionali per spiegare l’intensità di tali politiche.

L'analisi si basa su una metodologia “event-study”, una tecnica statistica che consente di valutare l’evoluzione della risposta dei governi in termini di rigore delle strategie restrittive adottate nel tempo a seguito dello scoppio e della diffusione del virus, controllando per fattori non osservabili ma costanti nel tempo (effetti fissi giornalieri) e per paese (effetti fissi di paese). Tuttavia, questo approccio non consente di tener conto di altre caratteristiche importanti dei vari paesi studiati. Gli autori allora prendono in considerazione sei diverse dimensioni, vale a dire (i) politica, (ii) democrazia, (iii) livello di sviluppo economico, (iv) digitalizzazione, (v) struttura di governo e (vi) grado di apertura dell’economia, e per ognuna di esse catalogano i paesi in due gruppi - livello alto o livello basso. Classifichiamo il paese nel gruppo di livello basso quando la variabile considerata è inferiore al valore assunto al 75 percentile, mentre il paese è classificato nel gruppo di livello alto quando la variabile considerata è superiore al valore assunto al 75 percentile. L'idea è di catturare, e quindi confrontare, le diverse reazioni dei due gruppi di paesi (alto vs basso) nell'adozione di misure restrittive controllando per lo stesso livello di diffusione del virus.

La diffusione del virus viene rilevata dai dati sul numero totale di casi correlati a COVID-19 e raccolti dal Johns Hopkins Center for System Science and Engineering, mentre per tenere conto dell'eterogeneità della risposta dei governi si utilizza un indicatore composito, il Government Response Stringency, recentemente sviluppato da Hale et al. (2020).

I risultati possono essere facilmente riassunti grazie alle figure che seguono.

In generale nello studio si trova che il rigore delle politiche restrittive aumenta con l’allontanarsi dal giorno zero della pandemia (definito come il giorno con i primi dieci casi registrati per Covid-19) differente per ogni nazione. Tuttavia, il livello del rigore adottato dipende da fattori politici, socio-economici ed istituzionali della nazioni considerate. Come prima dimensione, gli autori considerano i fattori politici, rappresentati nella figura 1. A seconda che i paesi si trovino all’inizio del cosiddetto ciclo politico o alla fine di esso, e quindi siano prossimi a nuove elezioni, potrebbero avere incentivi differenti in termini di rigore delle politiche restrittive da adottare.

Il riquadro A rivela che i paesi che si trovavano in un anno pre-elettorale al momento dello scoppio della pandemia hanno adottato misure più rigorose per il suo contenimento rispetto a quelli in altre fasi del mandato politico, suggerendo che misure restrittive drastiche possano essere utilizzate come strumento per aumentare il consenso politico. Questo risultato supporta l'idea secondo cui l'adozione precoce di tali misure funga da segnale che i politici in carica hanno a cuore lo stato di salute dei loro cittadini, una questione politica molto importante nel post-pandemia.

Nel riquadro B, viene mostrato il rapporto tra stabilità politica – un indicatore che cattura il livello di democrazia – e rigore delle misure adottate: il loro legame a priori è ambiguo. Secondo le stime, il rigore delle misure restrittive è significativamente inferiore nei paesi caratterizzati da instabilità politica, suggerendo così che le divisioni politiche rendono più difficile l'introduzione di lockdown più rigidi.

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Fig. 1Rigore del lockdown e fattori politici

Nella figura 2 vengono presi in considerazione i fattori economici.

Come mostrato nel riquadro A, i paesi sviluppati (in termini di livello di reddito nazionale lordo - RNL) hanno adottato misure più rigorose rispetto a quelli in via di sviluppo, almeno nella fase iniziale della pandemia. Questo può significare che per i paesi in via di sviluppo il costo del lockdown, causando l'interruzione di tutte le attività economiche, è molto più alto di quello dei paesi sviluppati.

Allo stesso modo, il grado di digitalizzazione determina l'intensità del lockdown come illustrato nel riquadro B della figura 2. I paesi caratterizzati da un basso livello di digitalizzazione (quelli che hanno un Digital Adoption Index inferiore al 75° percentile) hanno implementato misure restrittive meno marcate rispetto a paesi con un alto livello di digitalizzazione (quelli che hanno un Digital Adoption Index superiore al 75° percentile), poiché il costo sostenuto dai paesi a bassa digitalizzazione a seguito del lockdown è superiore a quello dei paesi ad alta digitalizzazione.

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Fig. 2Rigore del lockdown e fattori economici

Infine, la figura 3 mostra i risultati per i fattori istituzionali e più specificamente il legame tra il rigore del lockdown e il grado di decentralizzazione da una parte, misurato in termini di numero di livelli di governo, ed il grado di apertura dell’economia dall’altra, misurato secondo un indicatore dato da esportazioni più importazioni di beni come quota del PIL.

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Fig. 3. Rigore del lockdown e fattori istituzionali.

Nei paesi centralizzati (ossia quelli con un numero di livelli di governo inferiore al valore mediano, 4) le misure restrittive appaiono più rigorose di quelle messe in atto da quelli decentralizzati, come mostrato nel riquadro A. Questo risultato può essere dovuto al fatto che nei paesi caratterizzati da una più consistente decentralizzazione, il coordinamento tra i livelli di governo può essere inefficace. Ciò, in una certa misura, conferma le recenti evidenze empiriche riguardo alle difficoltà nel fornire una risposta ben coordinata all'emergenza COVID-19 tra i livelli di governo sperimentate dai paesi dell'America Latina e negli Stati Uniti. Sebbene sia stato dimostrato che il decentramento accresce la responsabilità dei governi e favorisce la crescita economica, quando si tratta di una risposta collettiva necessaria per affrontare l'attuale pandemia, la pratica ha dato risultati contrastanti.

Infine, nel riquadro B, distinguendo tra paesi a economia chiusa (con indicatore inferiore al 75° percentile) ed economia aperta (con indicatore al 75° percentile), gli autori mostrano che un grado di apertura maggiore di un paese è correlato a misure restrittive di minore rigore. L'intuizione alla base di questo risultato è che le economie più aperte potrebbero reagire più lentamente nell'imporre misure restrittive perché interrompere il commercio e la circolazione internazionale è costoso in termini economici.

Per concludere, i risultati principali di questo studio possono essere riassunti come segue.

Paesi caratterizzati da (i) bassa stabilità politica; (ii) basso livello di sviluppo economico; (iii) basso livello di digitalizzazione; (iv) alto grado di decentralizzazione; (v) economia chiusa e che sono (vi) in fasi del ciclo politico lontane dagli anni elettorali, hanno adottato misure meno rigorose.

Queste evidenze supportano l'opinione che le caratteristiche istituzionali di un paese giochino un ruolo chiave nel plasmare l'atteggiamento e la risposta dei paesi anche quando è in gioco l'attuazione di misure restrittive. Comprendere le determinanti di misure restrittive quali il lockdown è quindi molto importante, così come è importante comprendere i fattori che portano al successo di tali politiche per essere in grado di fronteggiare al meglio eventuali altre crisi sanitarie nel futuro. Il prossimo passo è comprendere le ripercussioni del lockdown sulle condizioni socioeconomiche e sulle istituzioni politiche dei vari paesi colpiti. La discussione su questo tema rimane aperta (si veda Fukuyama, F., The pandemic and political order, Foreign Affairs, July/August 2020).

 

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